
Tanti, proprio tanti: 225, secondo l’autore della guida “I 2000 dell’Appennino”, edizioni Il Lupo; 215 secondo Stefano Ardito; 245 secondo Marcello Ferrazza e Italo Iachini, che per primi, a nostra memoria, hanno salito tutte queste cime. Una bella impresa, compiuta in 3 anni e alla non indifferente età di 66 anni. Loro ci tengono, che la loro età sia sottolineata, ed hanno ragione: una delle tante cose belle che offrono i monti è che vi si può andare anche da non più giovanissimi.
Collezionare cime è una sfida che ha sempre attratto gli amanti della montagna, ed è forse una distorsione di quest’ amore, trasformando l’andare per monti da pura avventura estetico - emozionale in sfida sportiva. Ma la montagna è indubbiamente anche un misurarsi con se stessi e le proprie capacità, è anche sport, e la sfida quindi ci sta tutta. Anche perché Italo e Marcello queste cime le hanno salite tutte a piedi, percorrendo più di 15.000 km. e salendo 150.000 metri di dislivello!
Le prime montagne che portarono degli alpinisti a rispondere a questa sfida furono naturalmente le Alpi, la catena dove l’alpinismo è nato, dove si è per prima operata la trasformazione delle montagne da luogo orrido e malvagio in luogo della bellezza e del gioco, il rischioso gioco dell’alpinismo.
E quindi nacque l’idea di collezionare i 4000 delle Alpi; il primo a salirli tutti fu un’oculista austriaco, Karl Blodig, che completò la collezione a oltre 70 anni, per la precisione 73. Oggi i salitori di tutti i 4000 sono molti, in Italia c’è un club riservato a chi ne ha saliti almeno 32.
Poi venne Messner e la sfida degli 8000, sfida riservata solo a fortissimi. E ancora c’è la collezione dei 7 Summits, le cime più alte dei 7 continenti, compreso il difficile e assai costoso, Antartide; sfida per ricchi, forse, più che per sportivi.
La più antica collezione tuttavia è quella delle cime scozzesi superiori a 3000 piedi914 metri), che sono un bel numero, 276; il reverendo Robertson la completò già nel 1901.
Collezionare le cime dell’Appennino di oltre 2000 metri è invece idea recente, a mia conoscenza ne parla per la prima volta Stefano Ardito su un numero della rivista Airone del settembre 2000; anche da quello spunto nacque il libro “I 2000 dell’Appennino”, cui è allegato un cartoncino che raccoglie tutte le cime, le loro quote e lascia una casella da marcare al collezionista che sale quella vetta; un invito a provarci, quantomeno. (
Marcello e Italo, valenti alpinisti (tra le loro salite Il Paretone al Gran Sasso) e escursionisti decisamente avventurosi (un magnifico trekking di più giorni nei ghiacciai dell’Otzertal è nel loro carnet), un giorno di primavera comprano il libro e raccolgono la sfida.
Da allora per 3 anni hanno salito cime e verificato la completezza dell’elenco, aggiungendone altre 20, della cui indipendenza si può discutere (e si sa come queste discussioni appassionino i malati di montagna) ma che indubbiamente superano i 2000 metri.
Tutte le salite, una per una, sono poi state raccolte in un dossier meticoloso, documentassimo e corredato di belle fotografie; ma l’aspetto più accattivante di questo bellissimo documento di amore per la montagna è la scrittura: che non è, come avviene ormai quasi sempre, un testo Word, ma è tutto redatto a mano, con una calligrafia precisa, minuziosa e affascinante. È Marcello il calligrafo del dossier, mi ha detto che ha usato un suo vecchio pennino; evidentemente, forse per chi ha più di 60 anni, il computer è ancora uno strumento che può lasciar spazio alla pazienza e alla bellezza.
E così, una cima tira l’altra, arrivano al settembre 2005 che ne manca solo una: è nel gruppo della Majella, supera i 2400 metri, si chiama cima di Femmina Morta; nome poco augurale, ma che non scoraggia i due. Che anzi invitano per l’occasione parenti e amici, spesso compagni nelle loro avventure; ed invitano anche l’autore e l’editore del libro galeotto.
Domenica 11 settembre la giornata è bella, il gruppo folto, ci si riunisce a Campo di Giove, poi si sale verso la Forchetta della Majella, un valico già a quasi 2400 metri; la salita è abbastanza dura e il gruppo si sgrana, Italo cammina davanti, sale svelto e chiacchierando, Marcello rimane nel gruppo di dietro. Tutti però si aspettano alla Forchetta, ci si ferma a rifocillarsi e ad ammirare l’affascinante pianoro di Femmina Morta. Ora c’è qualche nuvola, non preoccupante; di fronte a noi la mole tondeggiante del monte Macellaro, di oltre 2600 metri, salito da Marcello e Italo, quando? Verso nord, lontano, monte Amaro, la seconda vetta dell’Appennino (2793 m.), con sulla vetta la piccola macchia rossa dl bivacco Pelino.
Finiamo di bere e mangiare, aspettiamo gli ultimi, poi tutti insieme verso la facile cima di Femmina Morta (2423 metri); Italo e Marcello vi pongono il piede allo stesso momento, tutti applaudiamo, la sfida è terminata, ora è il tempo per le feste, gli sfottò e le risate, i brindisi e le foto. Tutti abbiamo indosso una maglietta con su scritta la cifra magica, 245.
Carlo Coronati

